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“Quello che doveva accadere”

Un intervento personale a più voci di Giovanni Gaggia
a cura di Stefano Verri
dal 27 dicembre 2020
Museo Tattile Statale Omero

L’arte come archivio di memorie civili.
Di Stefano Verri

Ancona e la Mole Vanvitelliana rappresentano il luogo simbolo in cui Giovanni Gaggia ha deciso di concludere un lavoro che lo ha impegnato per dieci anni: una riflessione sul legame tra arte e memoria.
Una meditazione intima e personale sulla funzione civile, sociale e politica dell’azione creativa che si sviluppa ed evolve in un lungo arco di tempo con numerose azioni performative. Questo processo trova compimento a quarant’anni dalla strage di Ustica, nella città della famiglia Davanzali, armatori e azionisti di maggioranza di Itavia il cui DC-9 fu abbattuto il 27 giugno del 1980 da un missile in tempo di pace. Una tragedia che causò ottantuno vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.

Un ciclo di opere che comincia nel 2010, quando Giovanni Gaggia, durante una visita al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna che ospita la prodigiosa installazione di Christian Boltanski (n.1944), decide di disegnare gli oggetti che l’artista francese aveva chiuso nelle 9 casse sistemate attorno alla carlinga dell’aereo e pubblicato nella “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870”; una straordinaria operazione di sensibilizzazione civile volta alla ricerca della verità.
Gaggia con un segno denso, stratificato e nervoso ripropone questi oggetti ricostruendoli attorno a macchie ematiche, dando vita all’opera “Sanguinis Suavitas”, in cui questo elemento primordiale, lungi dall’essere presagio o simbolo di morte, rappresenta una “memoria viva”, generata “seguendo l’idea che l’impronta di sangue racconti la vita” (MOCHI SISMONDI: 2021).

Nel 2015 nasce a Palermo il primo arazzo su cui Gaggia ricama “Quello che doveva accadere” – frase che Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica), suggerì all’artista durante il loro primo incontro davanti all’installazione di Boltanski – lasciando in sospeso l’ultima lettera. La ‘e’ finale è stata ricamata nello stesso anno a Bologna, nel corso di una seconda performance, ma con un filo più sottile simbolo di una storia inconclusa, di una labile verità che era ancora da trovare.
A Palermo l’artista completa l’azione con ottantuno multipli, uno a ricordo di ogni vittima, donati in favore di altrettante testimonianze che i visitatori hanno apposto su un taccuino.

Nel 2016 Gaggia incontra per la prima volta le figlie di Aldo Davanzali, progettando una nuova azione performativa.
All’alba del 9 giugno dell’anno successivo, sotto l’Arco di Traiano, rivolto verso la darsena che fino a qualche anno prima ospitava i due rimorchiatori dell’Itavia, l’artista conclude idealmente il suo ricamo ed assieme a Luisa e Tiziana Davanzali lo ripiega e lo ripone. Ciascuno, nella memoria, si riappacifica con la Storia.

A quest’ultimo ricamo si lega concettualmente l’opera realizzata in occasione del quarantennale perché possa rimanere stabilmente al Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come atto performativo finale di un ciclo, ma soprattutto come contributo permanente ad una “memoria viva”.
In questo arazzo la frase/titolo “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE” viene scritta in Braille. L’opera nella sua interezza si apre simbolicamente ai sensi, le sue forme e il suo messaggio diventano pienamente esperibili attraverso il tatto con la possibilità di poterne ripercorrere i rilievi, attraverso l’udito stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana. Un archivio visivo e sonoro senza barriere, totalmente accessibile, in cui trentasei voci propongono la propria personale riflessione sul rapporto tra arte e memoria.

Un percorso intimo, tassellato di opere e di azioni indipendenti ma al contempo legate, che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del disegno prima e del ricamo poi, trasformando l’azione artistica in un concreto atto di meditazione, in cui i fatti sublimano, e sfumando sul piano della Storia, danno la giusta evidenza alla pluralità delle storie, delle voci, delle vite e soprattutto, dei sentimenti.

Quella di Gaggia è come abbiamo detto, una riflessione sull’arte e sul concetto di “memoria civile” che l’arte, come monumento, è chiamata a mantenere viva nella collettività, creando attraverso l’opera, un processo di intermediazione tra gli aspetti fattuali e quelli emotivi. Gaggia intraprende, quindi, un percorso di conoscenza in cui investiga e raccoglie testimonianze, in cui giustappone e rielabora elementi – parafrasando un pensiero di Foster (FOSTER, 2004, 21) a proposito dell'”archival art” – non con la volontà di raggiungere una totalità ma con l’intento di creare delle relazioni.
Sulla pretesa oggettività della storia vince la necessaria soggettività dell’artista. Ciò che è fondamentale in questo processo è la progressiva dilatazione delle prospettive e della capacità di impatto del pensiero artistico e dell’opera.
Il “cittadino-artista”, come lo definisce Daria Bonfietti (RIBAUDO: 2016, 5) – mantenendo sempre in filigrana la memoria dei fatti, il rispetto per le vittime e soprattutto la ricerca della verità – espande progressivamente il proprio campo d’azione dal particolare (il disegnare gli oggetti del 2010) all’universale (il coinvolgimento del pubblico nel 2015 e l’installazione sonora a più voci nel 2020), dal politico (la ricerca della verità sui fatti) all’epico (il ruolo dell’arte nella trasmissione della memoria collettiva).

L’ultimo “gesto”, il finale di questo decennale percorso di crescita artistica e umana, è stato quello di chiudere il grande ricamo in un tubo di metallo con il titolo sovrimpresso in caratteri Braille a imperitura memoria di “QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE.”.

MOCHI SISMONDI, Alessandro, 2021, Conversazione con Giovanni Gaggia, in “Il segno di Ustica. L’eccezionale percorso artistico nato dalla battaglia per la verità”, Cue press, Imola.

FOSTER, Hall, 2004, An Archival Impulse, in «October» 2004, ottobre, n. 110.

RIBAUDO, Serena, “L’arte e la memoria”, Giovanni Gaggia. INVENTARIUM, Maretti, Imola 2016.

Contributi sonori

Un archivio permanente ed in continuo aggiornamento, in risposta a questa domanda dell’autore: “Analizziamo i termini Tempo e Giustizia in relazione a questa tragica vicenda, inoltre, se lo è stato, che valore ha l’aver affidato la memoria all’arte?”
Ascolta la domanda fatta da Giovanni Gaggia

La parola alle voci:

Aisthesis, nuovo numero della rivista vocale del Museo Omero

È online il numero 14 della rivista vocale “Aisthesis. Scoprire l’arte con tutti i sensi”, con i contributi di Maria José Luongo, Tiziana Maffei e l’intervista di Annalisa Trasatti ad Antonio Espinosa.
In questo numero si parla di innovazione e sviluppo dei musei: dal museo verde alla neuroscienza fino all’accessibilità totale.

Sosteniamo Ancona Capitale italiana della cultura 2022

Ancona è tra le 10 finaliste nella candidatura a la Capitale italiana della cultura 2022. Il 18 gennaio si sceglie.

Sosteniamo la candidatura su Change.org

All’interno del tema “La cultura tra l’altro” il Museo Omero contribuisce con un progetto dal titolo “Ancona città accessibile”.

“L’accessibilità” e “l’altro”: ecco un rapporto strettissimo: accessibilità significa prendersi cura dell’altro, rispettarne la diversità e considerarla un valore. Abbattere le barriere vuol dire spalancare l’accesso ed includere, creando condizioni di concreta parità.

“Accessibilità” non è solo fruizione della cultura da parte dei disabili – oggi l’abbattimento delle barriere psicosensoriali; – essa a tutti riconosce pari opportunità ed eguaglianza nell’esercizio dei diritti umani (art. 27, Dichiarazione del 1948); accessibilità significa democrazia e rappresenta un valore etico, sociale e culturale.

Accessibilità è ripensare il ruolo dell’arte e della sua fruizione, abbattere alcuni tabù della museologia, proporre una nuova concezione dell’arte e della società.

La presenza in Ancona del Museo Omero rappresenta una risorsa per costruire un modello di città accessibile.

Il nostro Presidente Aldo Grassini ha scritto un intervento sul tema dell’accessibilità sul Bulletin del sito della Mole di Ancona e registrato un video dove parla dell’Altro, parola chiave del progetto Ancona capitale.

“Quello che doveva accadere”

Un intervento personale a più voci di Giovanni Gaggia
a cura di Stefano Verri
dal 27 dicembre 2020
Museo Tattile Statale Omero

“L’arte come archivio di memorie civili” di Stefano Verri

Lo spazio ‘900 e Contemporaneo del Museo Omero si apre all’esperienza dell’arte come memoria civile, ospitando l’opera di Giovanni Gaggia intitolata “Quello che doveva accadere”.
Si tratta di un arazzo realizzato dall’artista e performer marchigiano nel quarantesimo anniversario della strage di Ustica, che chiude idealmente un ciclo che ha impegnato Giovanni Gaggia per dieci anni.

La strage di Ustica colpì anche Ancona, città della famiglia Davanzali, armatori e proprietari della compagnia aerea Itavia, il cui DC-9 fu abbattuto, in circostanze non ancora del tutto chiarite, il 27 giugno del 1980.
Una tragedia che causò 81 vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.

L’opera di Giovanni Gaggia è un percorso intimo che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del ricamo trasformando l’azione artistica in un atto di meditazione, in cui l’artista sublima i fatti che sfumano sul piano della storia e della politica, mettendo in luce la pluralità delle storie, delle voci, delle vite, dei sentimenti.

Così Aldo Grassini, Presidente del Museo Omero, accoglie l’opera: “L’arte è gioco che cerca la bellezza. Quando l’arte incontra l’impegno civile, s’accende un’emozione bivalente: il gioco e la commozione. L’arte è il gioco di inventare la verità; la verità è commozione che non ammette il gioco.

Ma il piacere dell’arte umanizza il ricordo aspro e terribile della tragedia di Ustica; il gioco dell’arte si fonde col pensiero di valori profondi, di moniti assoluti, di appelli inderogabili e produce il piacere affascinante, come la vertigine, di camminare su un filo teso tra la memoria del disumano e la luce di una giustizia riconquistata almeno nella coscienza del cittadino.”

L’opera è corredata da una serie di contributi sonori. Persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana proporranno una riflessione sul rapporto tra arte e memoria. A quelli previsti a tutt’oggi si stanno aggiungendo altre voci illustri tra cui quella del poeta Umberto Piersanti.
Tali contributi potranno essere ascoltati tramite particolari audio-penne disponibili in mostra o sul sito del Museo.

Il 17 marzo 2021 nel corso di un’azione che verrà documentata attraverso un video l’artista ha riposto l’arazzo in un tubo metallico con la scritta Braille “Quello che doveva accadere” che rimarrà in permanenza presso il Museo Omero corredato degli audio. Una sorta di Sefer Torah, il rotolo in cui è trascritta la Trh il testo sacro ebraico che, nella forma tradizionale, è arrotolato e conservato nell’Aron, l’armadio sacro. Come i rotoli della legge ogni sabato vengono srotolati e letti durante la funzione e poi riposti nell’armadio sacro, così l’arazzo, verrà srotolato ed esposto soltanto in momenti importanti e poi sarà riavvolto nel suo tubo.

Il Museo Omero augura a tutti Buone Feste

Un messaggio di speranza e vicinanza per le festività imminenti!

In questo anno difficile che non ha fatto sconti e ci ha dato raramente tregua è difficile trovare le parole giuste per il classico augurio di Buone Feste. Anche questa è una sfida.

Il 2020 è stato un anno che nessuno dimenticherà, perché le conseguenze della pandemia, che non ci siamo ancora lasciati alle spalle, avranno lunghe ripercussioni in tutti i campi.

Il settore dell’arte e della cultura si è dovuto reinventare in pochissimo tempo, trovare un’alternativa di emergenza grazie alla rete, aprire una finestra di dialogo a distanza e contatto con il pubblico. Difficile per tutti i musei, ma ancora di più per un museo tattile. Nonostante tutto siamo riusciti, con gli strumenti a disposizione, a fare cose belle e interessanti.

Per ripartire avremo bisogno di voi, della vostra collaborazione e del vostro calore, quello che da sempre nutrite nei confronti del Museo Omero.

Al 2021 toccherà l’arduo compito di traghettarci al di là delle paure e dello sconforto.
Ad ognuno di voi, un augurio di speranza affinché l’emergenza finisca, e e di serenità, quella che tutti meritiamo, ora più che mai e un ringraziamento per averci permesso di entrare nelle vostre case e al tempo stesso farci sentire la vostra presenza, linfa vitale per continuare a lavorare e programmare per il bene comune.

L’entusiasmo e la vitalità del Museo Omero e dei suoi amici riusciranno a regalarci ancora il piacere dell’arte e della cultura. Faremo in modo che quando il sole tornerà a splendere ci trovi più belli!

Il Museo Omero ospita “Che ci faccio qui”

La forma delle cose
21 dicembre 2020
alle 23:15 su Rai 3 e in streaming su RaiPlay

Coinvolto anche il Museo Omero per l’ultima puntata della stagione di “Che ci faccio qui”.
Grande successo di pubblico per le storie di Domenico Iannacone.
Storie collettive e individuali in cui l’elemento del corpo ritorna continuamente, fragile e potente. Con il suo sguardo aperto all’ascolto, Iannacone tocca le cicatrici sulla pelle di ognuno come seguendo un’immaginaria mappa esistenziale. Dove il corpo diviene testimonianza di sofferenza, ingiustizia, amore e Rinascita.

Protagonista dell’appuntamento di stasera, intitolato “La forma delle cose”, sarà Felice Tagliaferri, scultore non vedente che collabora con il Museo Omero.
Alcune delle sue opere sono presenti nella nostra collezione e fanno emozionare i visitatori.
Non perdete l’appuntamento di questa sera su Rai 3 alle 23:15 perchè Felice ci racconterà la sua storia.

Favola in musica “Lo scrigno magico”

Evento on line
12 dicembre 2020 ore 18:00

Sabato 12 dicembre, alle ore 18:00, al Teatro La Nuova Fenice di Osimo in diretta streaming sulla pagina Facebook di Osimoweb e del Museo Omero, andrà in scena “Lo scrigno magico”, una favola in musica realizzata dalla collaborazione di vari artisti, tra i quali persone diversamente abili.

“Lo scrigno magico” è l’ultimo evento del Progetto “Oltre l’Ascolto – Esperienze di diversa abilità nella dimensione della musica” promosso dall’Accademia d’Arte Lirica di Osimo, Lega del Filo d’Oro e Museo Tattile Statale Omero, in collaborazione con il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e l’Associazione “Ragazzi Oltre” di Ancona – con il contributo di Fondazione Cariverona e con il Patrocinio del Garante Regionale dei diritti alla persona.

L’opera è dedicata a Gianni Rodari, il soggetto è di Paola Rupilli, della Lega del Filo d’Oro, affiancata dai compositori, Niccolò Neri e Alex Russo, allievi del Conservatorio di Pesaro. Firma la partitura col loro il docente Fabio Masini. Il libretto è di Vincenzo De Vivo, Direttore Artistico dell’Accademia di Osimo.

Sulla scena saliranno i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica insieme a Milena Saccia, anche lei della Lega del Filo d’Oro, che darà la sua voce allo scrigno magico.

Accanto alla pièce, sono programmate anche due liriche di Giovanna Orvietani, della Lega del Filo d’Oro, musicate da Alessio Santolini e Filippo Scaramucci, allievi di Composizione del Conservatorio di Pesaro, nella classe di Lamberto Lugli.
In prima esecuzione è previsto un Andante meditativo per saxofono contralto e pianoforte di Leonardo Sestilli.

L’ensemble strumentale, diretto da Aldo Cicconofri, include allievi del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, La messa in scena è affidata a Matteo Mazzoni.

Video promo del Progetto “Oltre l’Ascolto”: https://www.youtube.com/watch?v=zxC6rnle_TI

Il Museo Omero partecipa ai festeggiamenti della Pala Gozzi

11 e 13 dicembre 2020
Eventi on line

La Pala Gozzi, capolavoro di Tiziano Vecellio custodita nella Pinacoteca Comunale di Ancona, compie 500 anni. Per questo compleanno la città di Ancona ha previsto una serie di iniziative che mettono il dipinto in relazione con la città.

Il Museo Omero partecipa alla serie di eventi denominati “Cinquecento volte la Pala Gozzi” con due video interventi, che saranno pubblicati sul canale youtube di Mira – Musei In Rete Ancona e sulle pagine social della Pinacoteca di Ancona (Facebook e Instagram).

Venerdì 11 dicembre alle ore 21:00 il Presidente Aldo Grassini parlerà del tema “I ciechi e la pittura” prendendo come spunto di riflessione la trasposizione del dipinto Guernica di Picasso, presente in collezione.

Domenica 13 dicembre alle ore 21:00 sarà la volta delle volontarie del Servizio Civile Universale in servizio presso il Museo Omero. Con un video intitolato “Un filo rosso tra Oriente e Occidente” approfondiranno il progetto di MIRA “Ancona porta d’Oriente”, presentando alcune opere che sottolineano lo stretto legame della città dorica con l’Oriente.

Museo Omero chiuso al pubblico

La chiusura dei musei italiani, prevista dal 6 novembre al 3 dicembre, è stata prorogata fino al 15 Gennaio 2021 (DPCM del 3 dicembre 2020).
In ottemperanza alle nuove misure di contrasto e contenimento dell’emergenza da COVID-19.

Per la seconda volta il Museo si trova a comunicare una notizia che costa fatica pronunciare, ma la salute viene prima di tutto e rispettare le norme è alla base del senso civico, ora più che mai.

Il museo non è solo un luogo di conservazione e di cultura, ma anche di emozione, condivisione e passione, tutta quella che gli operatori mettono quotidianamente per trasmettere al pubblico il piacere dell’arte e il benessere che produce la bellezza.

Durante la prima emergenza COVID-19 il Museo Omero ha partecipato alla campagna #iorestoacasa #laculturanonsiferma, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, proponendo sui propri canali social appuntamenti quotidiani: narrazioni delle opere presenti in collezione e dei progetti, attività per bambini e musica.
Un periodo utile anche a progettare e realizzare il nuovo sito internet online dal 16 novembre 2020.

Anche stavolta si proverà a tenere compagnia al pubblico, da quello fidelizzato ai nuovi visitatori che virtualmente lo hanno iniziato a seguire, usando il digitale in maniera regolata e non forzata.

Con le conferenze on line dal titolo “Uno zoom sull’arte” il pubblico ha confermato l’interesse e la curiosità per l’arte, che aiuta a riempire il tempo libero.
La rivista vocale on line “Aisthesis, scoprire l’arte con tutti i sensi” continua ad implementarsi, uscendo regolarmente con contributi di qualità.
È sempre attivo il servizio di consulenza tiflodidattica per l’accessibilità al patrimonio culturale.

In un periodo storico così difficile il Museo Tattile Statale Omero saluta il suo pubblico in attesa di poterlo accogliere con l’entusiasmo di sempre e ringrazia tutti i visitatori che, rispettosi delle norme anti Covid- 19, sono venuti a visitare le sale in questi mesi e tutti coloro che, non potendo visitare il museo, continuano a seguire le nostre offerte in rete.