L’approccio Brera – dall’inclusione alla partecipazione. Di James Michael Bradburne


James Michael Bradburne, direttore Generale della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca nazionale Braidense

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Valorizzando la storia della Pinacoteca di Brera, pioniera nell’educazione museale, e grazie allo straordinario gruppo dei suoi educatori – assunti come assistenti di sala – negli ultimi quattro anni è stata sviluppata e si è consolidata la missione educativa e sociale del museo in quello che si potrebbe definire “l’approccio Brera”. Alla base di questo approccio c’è il rispetto, tanto per i visitatori, che cercano un’esperienza capace di trasformarli, quanto per il personale del museo, le cui competenze ed esperienze individuali trovano espressione nelle diverse attività della Pinacoteca, soprattutto in quelle didattiche.
Rispetto significa porre ogni visitatore al centro dell’esperienza e cercare una maniera per permettere a ciascuno di vivere la collezione con i propri modi e tempi, sentendosi non disorientato o escluso, ma accolto e a proprio agio.
Ma cosa vuol dire davvero rispettare il visitatore? Significa innanzitutto cercare di scoprire cosa rende unica ogni persona che entra in museo e, contemporaneamente, chiedersi come l’esperienza specifica del singolo possa contribuire all’esperienza generale del museo e a quella degli altri visitatori. Significa poi immaginare quegli strumenti che potranno essere utilizzati dai visitatori per lasciare e condividere il loro personale contributo.
Un primo passo in questa direzione, che possiamo chiamare “ascolto visibile”, è quello di rendere disponibile a tutti l’esperienza del singolo: allestendo in museo nuove e originali didascalie che offrono diversi punti di vista; dando l’opportunità ai visitatori di lasciare disegni o commenti negli spazi del museo e condividerli attraverso i social network.
Il passo successivo e più delicato è quello di ascoltare e lavorare con i visitatori che hanno una diversa esperienza del mondo: persone ipo o non udenti, ipo o non vedenti, o chiunque abbia una condizione fisica o mentale che cambia il suo modo di interagire con l’ambiente museale. È importante che queste differenze non siano viste come deficit, a cui dover porre rimedio nell’ottica di far corrispondere tutti i visitatori a un certo standard, ma che siano invece intese come fonti di informazione e ulteriori punti di vista capaci di ampliare l’esperienza altrui.
Per esempio, gli sgabelli, posizionabili a proprio piacere, possono essere interpretati sia come risposta ai visitatori che faticano a stare a lungo in piedi, sia come strumento per incoraggiare le persone a guardare le opere, da seduti, magari chiacchierando tra loro. E anche le didascalie tattili o olfattive possono essere percepite come proposte rivolte solo a visitatori con specifiche esigenze, oppure essere vissute come elementi in grado di arricchire l’esperienza di tutti.
È fondamentale per l’approccio Brera passare dall’idea di inclusione a quella di partecipazione e imparare a chiedersi non come “aiutare” ma come “farsi aiutare” per rendere la diversità una ricchezza per tutti.
Il metodo dell’approccio potrebbe essere definito antropologico. L’antropologo infatti non giudica, osserva. A Brera osserviamo per scoprire sempre nuove risorse da cui ogni volta partire per rinnovare continuamente l’esperienza museale.
Questo approccio “dal basso” trova la sua più chiara espressione nelle nuove didascalie, che sono grandi, leggibili e soprattutto comprensibili, scritte non solo da esperti, ma da scrittori, poeti, artisti e anche da un cuoco. A queste si aggiungono didascalie con elementi tattili, anche in Braille, e nuove didascalie olfattive che permettono ai visitatori di “odorare” i dipinti. Anche la caffetteria ha immaginato un apposito menù con piatti ispirati ai dipinti. A Brera il museo ha più di un senso, ne ha cinque! Le didascalie speciali per famiglie e bambini si inseriscono in un’offerta che comprende sfide e cacce al tesoro, un kit da disegno, una valigia per famiglie, chiamata Piera, ricca di attività per ogni età, e panche da disegno che invitano i visitatori a diventare loro stessi degli artisti. Gli sgabelli portatili, come anticipato prima, danno la possibilità ai visitatori di fermarsi a osservare comodamente il proprio dipinto preferito. L’obiettivo generale è quello di invitare chi entra in museo a fare un’esplorazione autorientata, autodiretta e autosostenuta dei riallestimenti delle collezioni della Pinacoteca.
Franco Russoli credeva che il museo costituisse una parte fondamentale della nostra identità condivisa, proprio come Fernanda Wittgens considerava l’arte come una parte della nostra umanità condivisa. Come serve un intero paese per crescere un bambino, così serve un’intera città per fare un cittadino. Le attività educative della Pinacoteca, inserite nel più ampio progetto Occorre tutta una città, non solo sono rivolte a ogni singolo utente, tenendo conto della sua specificitá, ma cercano di sostenere l’intero gruppo sociale a cui ciascuno appartiene. In quest’ottica, Brera sta lavorando con l’ospedale dei bambini Buzzi e con l’associazione Vidas che opera negli hospice; collabora inoltre a programmi per le persone affette da Alzheimer o da Parkinson e i loro accompagnatori.
Una società senza memoria vive in uno stato di demenza sociale, e – quando non si riesce più a dare senso al proprio presente perché non si ha accesso al proprio passato – il risultato è la confusione, il disorientamento e il caos, che si manifesta come intolleranza, estremismo e disagio sociale.
Le scuole comunali di Reggio Emilia hanno dimostrato tempo fa che la documentazione è il cuore della memoria, e la documentazione nell’approccio Brera è praticata a tutti i livelli: dal recupero degli archivi museali, dimenticati per oltre settant’anni, alla pubblicazione delle biografie dei grandi direttori di Brera; dall’uso del passato di Brera per ispirare fumetti, libri per ragazzi e persino francobolli, al sito web del museo che ospita non soltanto le Brera Stories, che approfondiscono storie orali relative al passato del museo, ma anche MyBrera, una storia orale collettiva di tre generazioni di dipendenti del museo.
L’obiettivo di un museo è ricontaminare continuamente presente e passato per costruire il futuro. La memoria è fragile e deve essere costantemente rinnovata per giocare un ruolo attivo nella creazione di un futuro morale, equo e sostenibile. In un mondo in cui assistiamo al ritorno di slogan che pensavamo screditati già da un secolo e all’aumento dell’intolleranza, dell’odio e dell’estremismo, il museo ha un ruolo fondamentale. Se vogliamo continuare a nutrire speranze in un futuro degno delle aspettative dei nostri figli, non dobbiamo permettere che il passato venga dimenticato. E questa non è solo una speranza, ma un obbligo morale per il museo.
Perché Brera non è l’“hortusconclusus” del collezionista, il museo delle “preziosità”: Brera è una galleria nazionale di ampio tessuto storico, creata da Napoleone ad “educazione del popolo” secondo un profondo pensiero illuministico che noi, eredi, non possiamo tradire.
Così come afferma Fernanda Wittgens, 1957.