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Opera: Testa dello pseudo Seneca

Copia di scultura

Testa dello pseudo Seneca (copia in gesso)

Copia

Dimensioni
33 cm in altezza
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Ingresso
Itinerante
Quest’opera fa parte della sezione itinerante.

Originale

Data
fine del primo secolo a. C.
Periodo
Greco
Dimensioni
33 cm in altezza
Materiale
bronzo
Luogo
Napoli, Museo Archeologico NazionaleSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“In virtute posita est vera felicitas.
La felicità vera è nella virtù.”
Lucio Anneo Seneca

Lo Pseudo-Seneca è un busto romano in bronzo della fine del primo secolo a. C. e conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nella sezione “Bello e Accessibile” del Museo Omero è presente un calco al vero in gesso del ritratto dello Pseudo-Seneca, alto circa 33 cm.

La testa ritrae una personalità di rango del mondo classico. Il volto rileva l’età avanzata del personaggio. Il viso è scarno e segnato da rughe. La fronte è coperta dalla capigliatura caratterizzata da lunghe ciocche scomposte. Si possono percepire occhi grandi, messi in risalto da un profondo incavo oculare, alla cui sommità si riconoscono le sopracciglia. Le profonde rughe d’espressione solcano le guance e conducono ad una barba incolta che ricopre il viso in modo irregolare fino a raggiungere le orecchie. La bocca è dischiusa, piuttosto sottile in un’espressione di concentrazione. In realtà, si tratta di un ritratto ellenistico di un greco ignoto.

Nell’occasione del ritrovamento, furono rinvenute circa una dozzina di copie dello “Pseudo-Seneca”. Altri tre esemplari invece furono ritrovati qualche anno prima a Roma ed entrarono a far parte della collezione Farnese. Questo ritratto venne attribuito a Seneca per la prima volta da Fulvio Orsini nel suo libro “Illustrium Imagines” (Immagini illustri) nel 1598. Tale ritratto, appartenente alla collezione del cardinale Farnese, fu comparato da Orsini ad un’altra testa simile della collezione del cardinale Maffei con la legenda “Seneca”; Orsini la interpretò, quindi, come il ritratto del filosofo romano.
Nonostante la protesta di Winckelmann, questa denominazione ebbe valore incontrastato per più di due secoli, finché nel 1813 fu trovato a Roma un ritratto testimoniato da un’iscrizione antica, considerato l’autentico ritratto di Seneca.
Ad oggi non si è riuscito a trovare un’interpretazione sicura del tipo in questione, si è convenuto denominarlo Pseudo-Seneca. L’identità del personaggio resta tuttora incerta. Si conoscono 46 repliche di questo tipo di ritratto, tutte rinvenute in Lazio e Campania, tra le molte attribuzioni, ci sono i nomi di Esiodo, Callimaco, Apollonio Rodio ed Esopo.

Foto: Maurizio Bolognini. Archivio: Museo Tattile Statale Omero.