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Opera: Pietà di San Pietro

Copia di scultura

Pietà di San Pietro (copia in vetroresina)

Copia

Dimensioni
174 cm in altezza, 195 cm in larghezza, 69 cm in profondità
Tecnica
calco al vero
Materiale
resina, polvere di marmo
Spazio
Rinascimentale

Originale

Autore
Michelangelo Buonarroti
Data
1497 - 1499
Periodo
Rinascimentale
Dimensioni
174 cm in altezza, 195 cm in larghezza, 69 cm in profondità
Materiale
marmo
Luogo
Roma, Basilica di San PietroSi apre in una nuova finestra

Descrizione

Il 27 agosto del 1498 Michelangelo stipula un importante contratto con il Cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, che prevedeva l’esecuzione di un gruppo scultoreo raffigurante una Pietà a grandezza naturale in marmo statuario di Carrara per la propria tomba.

Scolpita nell’arco di un anno, l’opera determinò la notorietà di Michelangelo già in età giovanile. L’iconografia della Pietà come gruppo scultoreo era di origine tedesca, nata nel quattordicesimo secolo: una Vergine dal volto straziato dal dolore e solcato dalle rughe, quindi il volto di una donna anziana, mentre il corpo di Cristo appariva quasi scarnificato, irrigidito, coperto da tagli e ferite sanguinanti.

Michelangelo stravolse questa tradizionale iconografia. La struttura formale dell’opera sembra alludere ad una piramide: la Vergine assise sul trono,una roccia, forse il Monte Calvario, coperta dal manto morbido che sembra scivolare sul corpo ancora giovane, reca sulle proprie gambe il corpo esanime di Cristo, suo Figlio.

Il corpo di Cristo è giovane, non sconvolto dallo strazio, anzi sembra dormire un sonno tranquillo, quasi fosse un bambino addormentato tra le braccia della Madre, forse ad indicare la spiritualità di un volere divino che trascende il dolore umano.

La Vergine, dal bel volto giovane, non mostra una smisurata compassione del Figlio morto, ma sembra accettare il fatto e contemplare il corpo esanime con una compostezza ponderata, alla maniera classica.
Il gesto solenne che la caratterizza, con la mano sinistra allontanata dal corpo e con il palmo rivolto verso l’alto, sembra alludere alla sua rassegnazione alla volontà divina e a richiamare l’attenzione di chi guarda sulla tragedia del Figlio. Quel gesto misurato sembra essere il punto dove tutte le energie dell’opera si riversano.

L’iconografia gotica è stata rivisitata da Michelangelo in chiave di bellezza classica, dove non si concepisce una raffigurazione fatta di drammatiche smorfie di dolore, ma presenta, più sottilmente, la previsione che la Vergine ha avuto circa la Passione del Figlio.

Oltre che dal contenuto, si è colpiti dall’opera anche per questioni tecniche. La perfezione anatomica del corpo di Cristo, i suoi dettagli epidermici, come i polsi con le vene rese visibili dalla naturale affluenza del sangue verso il basso; le differenti peculiarità delle varie superfici raffigurate, come le zone ruvide e opache nel basamento di ispirazione naturalistica, con rocce e tronchi d’albero, o l’eccellente panneggio, che sul busto della Vergine ha un andamento spezzato a brevi intervalli, mentre dalla vita in basso le pieghe diventano larghe e massicce, tipiche di un tessuto pesante e volumetricamente consistente.

Il video con la descrizione dell’opera in LIS (Lingua dei Segni Italiana)