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Opera: Mosè

Copia di scultura

Mosè (copia in gesso)

Copia

Dimensioni
235 in altezza, 210 cm in larghezza, 120 cm in profondità
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Rinascimentale

Originale

Autore
Michelangelo Buonarroti
Data
1513 -1515, ritoccata nel 1542
Periodo
Rinascimentale
Dimensioni
235 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Roma, San Pietro in VincoliSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“Questa sola statua è bastante a far onore alla sepoltura di Papa Giulio”.

Così Michelangelo scrive del Mosè, una colossale statua in marmo destinata a far parte del Monumento funebre per Papa Giulio II, collocato infine a San Pietro in Vincoli (la vera sepoltura si trova nella Basilica di San Pietro).

Il complesso, commissionato allo scultore nel 1505, quando era poco più che trentenne, non vide la luce prima del 1542, dopo decenni di lavoro e ripensamenti. Quella che doveva rappresentare una magnifica prova del genio di Michelangelo, divenne la “tragedia della sepoltura”, come la chiamò lui stesso.

Il Mosè, di cui il Museo Omero possiede la copia da calco al vero, fu tra le prime delle quaranta sculture previste ad essere realizzata, ma anche l’unica utilizzata nel Monumento finale, dove si trova al centro del registro inferiore, circondata da altre sei statue.

Mosè è seduto con la gamba sinistra piegata indietro, con la sola punta del piede a terra. La mano sinistra è abbandonata in grembo e sotto il braccio destro regge le Tavole della Legge, che sembrano sul punto di scivolare, mentre la mano arriccia la lunga barba. Su questa Vasari scrisse che è scolpita con una perfezione tale da sembrare più “opera di pennello che di scalpello”.

La testa, inizialmente frontale, è stata con maestria voltata a sinistra per conferire dinamicità all’opera. La fronte è corrugata, la bocca appena percepibile fra la barba e i baffi, lo sguardo è accigliato, come se stesse fissando qualcosa che lo contraria: un volto “terribile”. Sul capo, tra la folta chioma ondulata, troviamo due piccole protuberanze di forma conica che possono somigliare a delle corna.

Secondo un’ipotesi, la scultura rappresenta Mosè quando, sceso dal monte Sinai, trova gli ebrei intenti a venerare il vitello d’oro e, sdegnato, li punisce. Quelle che sembrano piccole corna sulla testa di Mosè, in realtà sarebbero raggi di luce che esprimono la visione divina.

Si riferisce proprio a questa scultura l’aneddoto secondo cui Michelangelo, orgoglioso della perfezione delle sue forme, avrebbe colpito il ginocchio della statua con il martello, esclamando: “Perché non parli?”

L’opera è stata acquistata con il contributo di Arcus Spa.

Percorso oltre il visibile
Dal 2018 presso la chiesa di San Pietro in Vincoli è attiva una postazione con il modellino ridotto della tomba e della statua del Mosè e la copia del suo volto in dimensioni reali. Pannelli esplicativi, anche in Braille,con codice QR per contenuti audio, completano l’allestimento voluto dalla Soprintendenza Speciale di Roma e realizzato in collaborazione con il Museo Omero e Digilab dell’Università La Sapienza Facoltà di Ingegneria. Il percorso è stato attivato dopo il restauro del monumento, che gli ha sapientemente restituito anche l’effetto luminoso originario, simulando la luce naturale che proveniva dalla finestra di sinistra della chiesa, oggi murata.