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Opera: Mater amabilis

Scultura originale

Mater amabilis

Originale

Autore
Valeriano Trubbiani
Data
1988 - 1989
Periodo
Novecento
Dimensioni
102 cm in altezza
Tecnica
fusione, patinatura, assemblaggio
Materiale
bronzo
Spazio
'900 e Contemporaneo

Descrizione

L’opera ben interpreta l’immaginario di Valeriano Trubbiani, uno dei maggiori scultori italiani, nato a Macerata nel 1937.

La sua ricerca artistica si indirizza ben presto verso un “mondo bestiale” interiore, ove gli animali, in maggior parte, assumono mutazioni genetiche dettate dai vizi e dalle virtù umane. In questi spazi ipotetici e grotteschi, Trubbiani costruisce impossibili città popolate da un “bestiario” costretto a “recitare” un ruolo non naturale come in un teatro dell’assurdo dove le condizioni paradossali sono richiami amplificati al cinismo quotidiano e all’ironia con cui lui lo filtra.

Anche la scena che ci appare davanti in quest’opera è intrisa dell’inquietante attesa, tipica della sua produzione. Nulla sembra apparentemente accadere, ma è la scelta dei personaggi prelevati ed accostati vicino che detonano sentimenti, pensieri e riflessioni profonde.

L’opera raffigura un corpulento esemplare femminile di ippopotamo, recante sul groppone il cucciolo in bronzo dorato lucente. I due sembrano avanzare affettuosamente verso il busto di una bambina. I suoi capelli sono raccolti da una treccia che le incornicia il viso delicato e proporzionato, sorridente, dalle gote pronunciate, che denota la sua giovane età e l’appartenenza iconografica al tardo ottocento.

Il busto è retto da due tipiche scarpe da bambino moderne che provocano, in chi osserva, un forte richiamo evocativo perchè oggetti cari e riconoscibili, seppur lontani nel tempo.

L’accostamento improbabile tra una madre ippopotamo e una bambina risulta stemperato dal sentimento di maternità che aleggia in tutta la composizione, e che risulta il vero collante tra il mondo umano, animale e naturale. Le stranianti proporzioni tra i corpi non impediscono di percepire la tenerezza, la complicità ma anche l’affettuoso imbarazzo tra le due protagoniste. La scelta delle dimensioni volutamente fuori misura, spiazzanti, non evitano all’atmosfera intima, delicata, leggermente imbarazzata, di crearsi e aleggiare tra i protagonisti, raccolti e protetti dalla presenza emblematica del mondo vegetale che sta alle loro spalle. Impossibile non citare l’accostamento con l’opera del filone Mater Amabilis più famosa, collocata ad Ancona, Piazza Pertini, successiva a quella in questione.

La composizione si trova al riparo da una grande flabello a foglia, perfettamente frontale, minutamente lavorata in superficie con un motivo ad intreccio, intervallato da ganci emergenti in colore metallico.

L’opera è realizzata in bronzo e alluminio, trattati con patinature che conferiscono ai metalli l’impressione visiva di onice o agata listata.

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero