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Opera: Mater amabilis

Scultura originale

Mater amabilis

Originale

Autore
Valeriano Trubbiani
Data
1988 - 1989
Periodo
Novecento
Dimensioni
102 cm in altezza
Tecnica
fusione, patinatura, assemblaggio
Materiale
bronzo
Spazio
'900 e Contemporaneo

Foto: Maurizio Bolognini. Proprietà: Archivio Museo Tattile Statale Omero.

Descrizione

“La scultura è un sogno soffice, raccontato con materiali duri” Valeriano Trubbiani.

“Mater Amabilis” è un’opera in bronzo alta poco più di un metro, realizzata da Valeriano Trubbiani.
L’opera poggia su una base in legno e raffigura un ippopotamo femmina con il suo cucciolo in bronzo dorato sulla groppa. Accanto al muso di mamma ippopotamo è collocato il busto di una bambina dal volto sorridente, leggermente inclinato dalla parte opposta. L’approccio è affettuoso. La bimba ha capelli raccolti in due trecce che le circondano la nuca, unendosi sul capo grazie ad un fiocco; le gote sono pronunciate, il naso è leggermente all’insù, lo sguardo è rivolto verso il basso. Il busto è retto solo da due “sandali con gli occhietti”, un forte richiamo all’infanzia.

La stranezza dell’accostamento tra l’ippopotamo e la bimba risulta stemperata dal sentimento di maternità, che avvolge la scultura e che unisce il mondo umano con quello animale e naturale. Anche le proporzioni fra le varie figure non sono realistiche (la testa della bimba è alta quasi quanto l’ippopotamo e il cucciolo è troppo piccolo), ma ciò non impedisce di percepire la tenerezza e l’affettuoso imbarazzo tra i protagonisti. Una larga foglia composta da fibre intrecciate, collocata alle spalle dei personaggi, sembra avvolgere e proteggere la scena.

L’opera è realizzata in bronzo e alluminio, trattati con patinature che conferiscono ai metalli l’impressione visiva di onice o agata listata. La scultura è accostabile ad un’altra opera del filone “Mater Amabilis” più famosa, collocata ad Ancona, in Piazza Pertini. La dolcezza che traspare in queste sculture è però raramente riscontrabile in altre opere dell’artista. La ricerca artistica di Valeriano Trubbiani tende infatti verso un “mondo bestiale”, dove gli animali spesso assumono mutazioni dettate dai vizi e dalle virtù umane. Trubbiani costringe il suo “bestiario” a “recitare” un ruolo innaturale, assurdo, generato dal cinismo quotidiano dell’umanità e dall’ironia dell’artista.