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Opera: I Lottatori

Copia di scultura

I Lottatori (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
89 cm in altezza, 117 cm in larghezza, 72 cm in profondità
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Greco e Romano

Originale

Data
I sec. a.C.
Periodo
Romano
Dimensioni
89 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Firenze, Galleria degli UffiziSi apre in una nuova finestra

Foto: Maurizio Bolognini. Proprietà: Archivio Museo Tattile Statale Omero.

Descrizione

“Nel mezzo della lizza entrambi accinti presentarsi, e stringendosi a vicenda colle man forti s’afferrar, siccome due travi, che valente architettore congegna insieme a sostenere d’eccelso edificio il colmigno, agli urti invitto degli aquiloni. Allo stirar de’ validi polsi intrecciati scricchiolar si sentono le spalle, il sudor gronda, e spessi appaiono pe’ larghi dossi e per le coste i lividi rosseggianti di sangue”, Omero, Iliade, libro XXIII.

Così Omero descrive nell’Iliade la gara della lotta, terza delle otto disputate per le celebrazioni funerarie di Patroclo.

L’opera, alta circa 90 centimetri, copia da calco al vero in gesso alabastrino, riproduce fedelmente il celebre gruppo scultoreo in marmo “I lottatori”, realizzato nel primo secolo avanti Cristo e conservato presso gli Uffizi di Firenze, quale replica romana di un perduto originale in bronzo del terzo secolo avanti Cristo riconducibile alla produzione di Lisippo.

Considerata un “unicum” per la mancanza di altre copie o varianti storiche, rappresenta due figure umane maschili nude, intente a praticare l’antica disciplina olimpica chiamata “Pancratio”, una antica forma di lotta a mani nude. I due corpi sono avvinghiati: il lottatore posto nella parte superiore sembra avere la meglio, infatti blocca l’altro schiacciandolo sotto di lui e torcendogli il braccio. La sua gamba destra dà la spinta, mentre la sinistra è intrecciata con quella del lottatore inferiore, il quale è inginocchiato e fa resistenza spingendo con il braccio sinistro a terra. La struttura muscolare dei due corpi è ben definita e sottolinea lo sforzo dovuto all’azione serrata e concitata. Il modellato risulta compatto e potente.

L’opera presenta grande energia e senso del movimento, pur mantenendo una certa compostezza ed eleganza priva di eccessi ed esasperazioni. Le due teste, che non mostrano particolare sofferenza, sono state integrate a seguito di un restauro ordinato dal Cardinale Ferdinando de’ Medici, acquirente dell’opera.