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Opera: Gladiatore Borghese

Copia di scultura

Gladiatore Borghese (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
199 cm in altezza, 170 cm in larghezza, 140 cm in profondità
Tecnica
calco al vero
Materiale
resina
Spazio
Greco e Romano

Originale

Autore
Agasia (figlio di Dositeo di Efeso)
Data
I sec. d.C.
Periodo
Romano
Dimensioni
199 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Parigi, Museo del LouvreSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“Nel Gladiatore vediamo invece la sintesi delle bellezze naturali d’una età perfetta senza aggiunte dovute all’immaginazione”, Johann Joachim Winckelmann.
L’opera originale, alta 1,99 metri, fu scolpita da Agàsia, nel I secolo a.C. probabilmente un copista: di lui rimane solo la presente scultura firmata e ritrovata ad Anzio all’inizio del 1600 durante gli scavi promossi dal Cardinale Borghese, che la aggiunse alla sua collezione privata.
Il Museo Omero conserva la copia da calco al vero; l’originale  si trova al Louvre.
L’opera raffigura un giovane uomo, totalmente nudo, in atteggiamento di attacco o di difesa durante una battaglia. È stato erroneamente ricondotto alla figura di un gladiatore, ma è più probabilmente un guerriero.

Il corpo è proteso in avanti in uno slancio, sottolineato dalla diagonale che parte dalla gamba sinistra, tesa all’indietro, e arriva al braccio sinistro, allungato in avanti a reggere uno scudo ora perduto. Se il lato sinistro è impegnato nell’azione, il lato destro sembra sostenerla: il braccio destro disteso all’indietro, lungo il busto, nascondeva probabilmente una spada, ora perduta; mentre sulla gamba destra piegata in avanti, col piede fermamente poggiato a terra, si scarica tutto il peso del corpo.

La testa, molto piccola rispetto al resto del corpo, è ruotata verso sinistra e guarda in alto, verso la mano che, nell’originale, stringeva lo scudo. La bocca è aperta, i tratti contorti in un’espressione di dolore. Il tronco d’albero, che svolge il ruolo di puntello, sostiene l’opera all’altezza della coscia destra, e reca la firma dell’autore “Agasias di Efeso, figlio di Dositheos”.

L’espressività del volto ed il movimento eccessivo e patetico rivelano un capolavoro dell’arte ellenistica, ma è riscontrabile l’influenza dello stile di Lisippo e della scuola di Pergamo, specialmente nella presenza del puntello e nella proporzione ridotta della testa rispetto al resto del corpo. Agasia è stato in grado di far rivivere la plastica lisippea mescolando ad essa il pathos del periodo ellenistico. L’artista ha realizzato l’opera scolpendola in un monolite di marmo di dieci tonnellate.

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero