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Opera: Cupola Santa Maria del Fiore

Modello architettonico

Cupola Santa Maria del Fiore

Modello architettonico

Dimensioni
112 cm in altezza, 80 cm diametro, scala 1:75
Tecnica
assemblaggio
Materiale
legno, resina
Spazio
Medievale e '400

Originale

Autore
Filippo Brunelleschi
Data
1420 - 1434
Periodo
Rinascimentale
Dimensioni
34 m in altezza, 54,8 m diametro
Luogo
Firenze, Cattedrale di Santa Maria del FioreSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“…struttura sì grande, erta sopra è cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti è popoli toscani…”.

Leon Battista Alberti, De pictura

Il modello architettonico, 80 cm di diametro e 122 cm in altezza, riproduce la cupola realizzata da Filippo Brunelleschi tra il 1420 e il 1434 per la cattedrale la Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze. Fu una geniale ideazione senza precedenti, considerando le sue grandi dimensioni, 45,5 metri nella base di imposta, e le conseguenti problematiche costruttive.

La caratteristica didattica del modello, in legno e resine, è data da un’ampia apertura su un lato, volutamente realizzata per permetterne l’esplorazione tattile dell’interno; inoltre, un po’ come una cipolla, il modello è stata privato della copertura più esterna per comprenderne appieno il geniale e innovativo metodo di costruzione.

Sulla base poggiano piccole cupole intorno al tamburo ottagonale, un parallelepipedo a forma di ottagono che al centro di ogni lato presenta finestre circolari, detti oculi. Il tamburo è decorato con motivi geometrici, una successione di rettangoli verticali, colorati di verde all’interno o nel perimetro; lo sfondo esterno della struttura è giallino.

La decorazione riportata sul modellino richiama quella originale. L’intera cattedrale è un’alternanza di geometrie data dai colori dei materiali: il marmo bianco di Carrara, il verde di Prato, il rosso di Maremma e il cotto delle tegole di tutte le cupole. Sul tamburo si imposta la cupola, emisferica, slanciata, divisa in otto spicchi, detti vele. Alcuni spicchi sono coperti da una texture zigrinata di mattoncini, a significare la struttura muraria di mattoni disposti a spina di pesce, una delle grandi novità della costruzione.

In altri spicchi è possibile toccare la liscia intelaiatura sotto i mattoncini: una struttura a doppia calotta, ovvero due cupole distinte e parallele, di forma ogivale, una interna più robusta e una esterna di spessore minore. Le cupole sono collegate tra loro tramite uno scheletro, composto da anelli orizzontali in successione fino alla sommità e da 24 costoloni, possenti parabole verticali che come nervature sostengono la cupola riunendosi in punta. Otto di questi costoloni sono angolari, cioè dividono gli otto spicchi della cupola, e sono visibili anche esternamente: lunghe  strisce bianche di marmo nell’originale; mentre 16 minori sono disposti a coppie su ogni vela. In questo modo Brunelleschi ha realizzato una cupola autoportante non solo a costruzione ultimata, ma in ogni fase intermedia.

Sulla sommità si trova la lanterna a forma di prisma ottagonale con un tetto a cono. È chiamata così quella struttura architettonica, simile a un piccolo tempietto, che posta sulla cima della cupola ha lo scopo di darle luce, essendo provvista di pareti verticali nelle quali è possibile aprire finestre. Sul tetto della lanterna poggia una palla sormontata da una croce simbolo dell’universalità del Cristianesimo. La palla originale, di rame dorato, opera d’Andrea del Verrocchio, vi fu collocata nel 1466: contiene reliquie sacre.

La cupola, simbolo della città di Firenze, svetta alta nel cuore della città. La chiesa di Santa Maria del Fiore è la terza chiesa del mondo (dopo San Pietro a Roma, San Paolo a Londra) e la più grande in Europa al momento della sua ultimazione nel ‘400: è lunga 153 metri, larga 90 alla crociera ed alta 90 metri dal pavimento all’apertura della lanterna. La decorazione interna della cupola, ad affresco, fu realizzata tra il 1572 ed il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari, e rappresenta il Giudizio Universale.

Foto: archivio Museo Tattile Statale Omero.