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Opera: Busto di Costanza Bonarelli

Copia di scultura

Busto di Costanza Bonarelli (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
72 cm in altezza
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Mimica del volto umano

Originale

Autore
Gian Lorenzo Bernini
Data
1637 - 1638
Periodo
Barocco
Dimensioni
72 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Firenze, Museo Nazionale del BargelloSi apre in una nuova finestra

Descrizione

Gian Lorenzo Bernini, nato a Napoli nel 1598 e morto a Roma nel 1680, fu, nelle vesti di architetto, scultore, pittore, scenografo e autore di teatro italiano, un protagonista assoluto della stagione Barocca italiana.

Lavorò quasi esclusivamente a Roma, dove ricevette la sua prima educazione artistica sotto la guida del padre Pietro, in una ricerca di originale sintesi tra il virtuosismo tecnico del tardo manierismo, lo studio del naturalismo ellenistico, le suggestioni dei grandi maestri del Cinquecento fino al classicismo della pittura dei Carracci. Per il Bernini l’immaginazione è l’universale che si realizza nella vita, ciò che l’immaginazione concepisce deve diventare realtà, grazie alla sconfinata fiducia nella tecnica, capace di realizzare tutto ciò che si pensa e si desidera anche e soprattutto gli ideali, i miti e le aspirazioni temporali e spirituali della Roma papale del Seicento.

La sua eredità artistica è legata anche al busto di Costanza Bonarelli, del 1635 circa, la sola opera, compiuta di carattere del tutto privato ed eseguita sotto il possessivo patronato dei Barberini.

La straordinaria vivezza, rintracciabile solo nel ritratto del Cardinale Scipione Borghese che risale al 1632, è qui prova inconfutabile del sentimento che legava l’artista alla donna, grazie al quale il Bernini riesce a rendere il lungo lavoro con la materia marmorea con la freschezza ed intensità di una confessione privata fissata da uno scatto fotografico.

Il busto della donna è raffigurato in posizione frontale, ma i suoi occhi sbarrati nell’atto di reagire ad un improvvisa e inaspettata visone sembrano sfuggire lo sguardo dello spettatore; la bocca semiaperta pare nell’atto di bloccare un gemito, dovuta ad un’inaspettata visione. Anche nella resa della capigliatura si rileva una trascurata naturalezza: dai capelli lievemente scomposti, gettati indietro per dar luce all’ampia fronte, all’acconciatura allentata di trecce raccolte dietro la nuca della donna, da cui stanno fuoriuscendo due ciocche di capelli.

La veste, simile ad una camicia intima, non risulta particolarmente pregiata né elegante, e presenta un semplice nastro liscio sulla scollatura, per poi incresparsi e aprirsi sino a far intravedere il seno.
Le superfici risultano gradevoli per la loro levigatura, soprattutto sul viso e sul collo, ma mantengono tale piacevolezza anche sulle ciocche di capelli arricciate e le pieghe della veste. Un’acuta penetrazione e una vitalità frutto quindi di alto virtuosismo tecnico, che aprirà la strada all’evoluzione introspettiva e psicologica del filone della ritrattistica, da troppo tempo legato ad esigenze politico-celebrative.