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Opera: Busto del Laocoonte

Copia di scultura

Busto del Laocoonte (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
85 cm in altezza, 54 cm in larghezza, 32 cm in profondità (particolare)
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Mimica del volto umano

Originale

Autore
Agesandros, Polydoros, Athenodoros
Data
I sec. a.C. - I sec. d.C.
Periodo
Greco
Dimensioni
242 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Città del Vaticano, Musei VaticaniSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“Laocoonte si sforza di sciogliere quei nodi con le mani
ed intanto leva sino alle stelle grida orrende, muggiti
simili a quelli d’un toro che riesca a fuggire dall’altare,
Scuotendo via dal capo la scure che l’ha solo ferito”.
Eneide II Libro

Virgilio in questi versi tragici racconta la disperazione di Lacoonte, sacerdote troiano, nel cercare di liberare i figli stritolati da due serpenti marini, inviati da Atena e Poseidone, favorevoli ai Greci, perchè egli si era opposto all’ingresso del cavallo di legno entro le mura di Troia.
L’episodio è stato immortalato nel 40-30 a.C in un celebre gruppo scultoreo in marmo bianco realizzato da Agesandros, Polydoros e Athenodoros, scultori della Scuola di Rodi. L’opera raffigura Laocoonte e i suoi due figli che si dimenano, perchè avvolti dai lunghi serpenti; al Museo Omero è esposta una copia del solo busto di Lacoonte.
Il viso del Laocoonte è una maschera, che esprime un disperato senso di panico.
La testa, dalla capigliatura scomposta, appare drammaticamente inclinata verso la spalla sinistra; il collo, gonfio e tirato, mostra la vena carotidea gonfia quasi a scoppiare. La bocca è aperta in un grido di aiuto, le sporgenti arcate sopraciliari sono aggrottate in un’espressione di rabbia e dolore.
Il torso mostra una muscolatura degna di un combattente ed è inarcato verso sinistra. La linea alba, che divide il busto in due parti speculari, disegna una netta linea curva, che idealmente prosegue nella linea mediana del volto.
I tre scultori hanno unito una buona dose di pathos al virtuosismo tecnico scultoreo, riuscendo così a materializzare uno stato d’animo: lo sgomento, la disperazione del padre che non riesce a salvare i propri figli.
Queste caratteristiche erano tipiche dell’arte scultorea del periodo greco – ellenistico: gli artisti erano sempre più interessati a ritrarre la psicologia dell’essere umano, non più assoggettato ad una madre natura cosmica e serena: la scultura, per certi versi, si pone al servizio della retorica, e per suggestionare il popolo lo scultore utilizza una tecnica virtuosa ed efficace.

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero