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Opera: Testa di Putto

Copia di scultura

Testa di putto (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
39 cm in altezza
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Ingresso
Itinerante
Quest’opera fa parte della sezione itinerante.

Originale

Periodo
Barocco
Dimensioni
39 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Si apre in una nuova finestra

Descrizione

Putto [pùt-to] n. m. 1. pittura o scultura che rappresenta un bambino, generalmente nudo: un putto di marmo dim. Puttino.

Nella sezione itinerante “Bello e Accessibile” del Museo è presente un calco al vero in gesso alabastrino di una testa di putto alta 39 centimetri. Non conosciamo la provenienza dell’opera originale, in marmo, né il contesto in cui poteva essere inserito.

Capelli morbidi e indomiti con onde spettinate incorniciano il viso e la fronte alta e liscia. Le sopracciglia sono appena accennate, gli occhi sono aperti, ma la posizione delle palpebre ci fanno immaginare uno sguardo rivolto verso il basso, anche se le pupille non sono incise. La bocca piccola è semi-aperta e le guance sono tipicamente gonfie come pronte a spruzzar l’acqua dalle fontane.

Il putto ha origini lontanissime nel tempo. Putto deriva dal latino “putus” (ovvero fanciullo) che presenta la stessa radice “pu” di “puer”, che significa bambino, ragazzo. In epoca greco-romana i putti rappresentano il Dio dell’amore, Eros. Gli “amorini” erano già molto apprezzati come squisitamente decorativi negli affreschi, nelle sculture, nelle fontane e nei sarcofagi. I “putti decorativi” trovano impiego in contesti molto diversi tra loro: allegri e dispettosi nelle scene di vita quotidiana, fieri e solenni per abbellire e statue, malinconici e tristi nel sorreggere le ghirlande dei sarcofagi. Nel Rinascimento, nel Barocco e nel periodo Neoclassico trovano un largo uso per scopi decorativi soprattutto nelle chiese. Un faccino simpatico ed a volte un po’ imbronciato che ci accompagna nei secoli e nei secoli.

Foto: Maurizio Bolognini. Archivio: Museo Tattile Statale Omero.