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Opera: Suonatrice di Lyra

Copia di scultura

Suonatrice di Lyra (scultura in gesso)

Copia

Dimensioni
72 cm in altezza, 40,5 cm in larghezza, 10 cm in profondità
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Greco e Romano

Originale

Data
IV sec. a.C.
Periodo
Greco
Dimensioni
72 cm in altezza, 40,5 cm in larghezza, 10 cm in profondità
Materiale
marmo
Luogo
Istanbul, Museo ArcheologicoSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“Praticate, o fanciulle, i bei doni delle Muse dal grembo di viola e la lira melodiosa e sonora”. Saffo

Il piccolo frammento è un rilievo scultoreo alto 72 cm, raffigurante una suonatrice di Lyra, conservato presso il Museo Archeologico di Instanbul; al Museo Omero si trova la copia da calco al vero in gesso alabastrino. L’opera originale, scolpita nel marmo, si può inserire nella corrente “neoattica”, tipica dell’ampia cerchia di Pergamo durante la seconda metà del II secolo a.C.

Rappresenta una ragazza di profilo, probabilmente una musa citarede, che incede solennemente suonando una lyra riprodotta in modo scrupoloso, stretta alla spalla sinistra da un nastro.

La ragazza procede verso destra. Il braccio destro, lasciato nudo dalla veste, è piegato per permettere alla mano di pizzicare le corde dello strumento, il sinistro è nascosto dal corpo. La gamba destra è portata all’indietro di un passo e il suo piede fuoriesce in forte rilievo dal piano mostrando un delicato sandalo con cuoricino; mentre l’altra, verticale, regge il peso del corpo.

La testa, dalla forma regolare, è raffigurata di profilo. Il volto non presenta particolari caratteristiche fisiognomiche. I lunghi capelli sono legati all’indietro, tenuti insieme da un fiocco. Un leggero mantello aderisce al corpo sottolineando le formosità della ragazza e creando una cascata di pieghe sotto la lyra.

Questo tipo di iconografia era molto diffusa ai tempi, presente in tante altre opere, sia greche che romane.

I rilievi dell’opera sono abbastanza bassi, nonostante ciò è possibile fruirne tattilmente e trarre una buona comprensione della raffigurazione, con la complicità di un buono stato delle superfici, levigate e scorrevoli.

Nell’originale dovevano essere presenti anche alcune compagne di corteo, ora perdute, che la precedevano e la seguivano.

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero