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Opera: Angolare decorativo da un sarcofago

Copia di scultura

Angolare decorativo da un sarcofago (copia in gesso)

Copia

Dimensioni
40 cm in altezza
Tecnica
calco al vero
Materiale
marmo
Spazio
Greco e Romano

Originale

Data
270 d.C.
Periodo
Gotico
Dimensioni
40 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Roma, Musei CapitoliniSi apre in una nuova finestra

Descrizione

“Piccoli sepolcri celano grandi cose
piccoli e grandi appaiono a Giove i sepolcri
perchè la vita torna al cielo, il corpo torna alla terra”.

Nello spazio greco-romano del Museo Omero si trova la copia in gesso, di un frammento, un angolo, appartenuto a un sarcofago marmoreo del 270 d.C., custodito presso i Musei Capitolini.
La copia da calco al vero misura circa 40 centimetri in altezza e ci mostra la parte sinistra del muso di un leone con le fauci spalancate e la criniera scompigliata. Lo scultore ha accentuato molto le pieghe della pelle, che si formano sul naso e tra gli occhi mentre l’animale ruggisce, pieghe che sono chiaramente percepibili anche al tatto. Al fianco, adagiata sulla folta criniera, c’è una figura femminile, di cui percepiamo il profilo destro del viso e del busto. La fanciulla ha il volto rivolto verso l’alto, i capelli raccolti dietro la nuca ed è vestita con un chitone, una tunica che lascia scoperto il braccio, ripiegato sulla pancia.
L’immagine sembra rifarsi alla tradizione iconografica classica: il leone, re degli animali, simbolo di forza, nell’antichità appare spesso al seguito delle dee pagane.
Sia l’originale che la copia cromaticamente tendono al bianco; a livello tattile colpisce il contrasto tra le parti lisce e mosse del frammento.
Nella cultura romana l’uso del sarcofago, in pietra o marmo, sarà frequente soprattutto dall’età di Adriano in poi (dal 100 d.C.), e perdurerà sino all’età cristiana.
Gli elementi decorativi sono in genere festoni e maschere, che accompagnano rilievi scultorei raffiguranti scene di guerra o di vita quotidiana, ma sono frequenti anche motivi riferiti alle Muse e scene mitologiche. Il frammento esposto al Museo Omero verosimilmente apparteneva ad un sarcofago “a vasca”, di forma simile ad un trapezio rovesciato. Su questa tipologia di sepoltura l’immagine del leone era abbastanza frequente. Questo modello infatti derivava dalle vasche per la fermentazione del vino, che si spillava dalle bocche di leone.

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero