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Opera: Porta Dojona

Modello architettonico

Porta Dojona (modello architettonico)

Modello architettonico

Dimensioni
43 cm in atezza, 53 cm in larghezza; scala 1:50
Tecnica
scalpellatura
Materiale
legno
Spazio
Deposito

Originale

Autore
Niccolò Tagliapietra
Data
1553 circa
Periodo
Rinascimentale
Dimensioni
24,5 m in altezza, 26,4 m in larghezza
Materiale
pietra
Luogo
Belluno, Piazza Vittorio Emanuele

Descrizione

La porta Dojona era la porta nord della cinta muraria della antica Belluno, da cui aveva inizio il decumano maggiore, ora via Mezzaterra, che tagliava la città da nord a sud. La porta è stata costruita nel 1289 dal Vescovo Adalgerio Villalta e, dopo la sua distruzione durante la guerra Cambraica, venne ricostruita nel 1553 su progetto di Niccolò Tagliapietra e su commissione di Francesco Diedo, capitano della Serenissima Repubblica di Venezia, il cui nome è scritto sulla fronte, sopra l’arco centrale.

Il modello rappresenta la facciata nord che da sull’attuale piazza Vittorio Emanuele ed ha tre aperture ad arco; una centrale più ampia, che costituiva il passo carraio e due laterali più piccole che erano e sono ancora passaggi pedonali costruiti per sorpassare il fossato, interrato solo nel 1730. L’insieme del ponte e dei passaggi ancora oggi viene chiamato Pon delle Cavene o Ponte delle Catene per la antica presenza del ponte levatoio.

Lo stile rinascimentale è riconoscibile dalle colonne poste su alti piedistalli, dall’architrave lavorato a triglifi e dalle due cariatidi ai lati del Leone di San Marco. L’alternanza dei vuoti e dei pieni e quindi anche delle luci e delle ombre, da un tono di severità all’insieme, rafforzato dall’uso della pietra a grandi bugne sopra al cornicione che originariamente contenevano delle bocche da archibugio. L’edificio un tempo era a cielo aperto, come voleva la consuetudine medioevale ed è stato coperto nel 1609 quando cambiò anche nome e venne definitivamente chiamato “il Doglione” in onore di Giorgio Dojoni, coadiutore del Principe Vescovo di Bressanone. Il modello in scala è stato realizzato con molte interpretazioni personali tendenti a modificare l’originale, dall’artigiano Carlo Colli deceduto nel febbraio 1996, ed è stato donato dalla famiglia, in sua memoria, al Museo Omero di Ancona.

 

 

foto: archivio Museo Tattile Statale Omero