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Opera: Mercurio

Copia di scultura

Mercurio (copia in gesso)

Copia

Dimensioni
180 cm in altezza, 57 cm in larghezza, 115 cm in profondità
Tecnica
calco al vero, patinatura
Materiale
gesso patinato
Spazio
Rinascimentale

Originale

Autore
Giambologna (Jean de Boulogne)
Data
1580
Periodo
Manierista
Dimensioni
180 cm in altezza
Materiale
bronzo
Luogo
Parigi, Museo del LouvreSi apre in una nuova finestra

Foto: Maurizio Bolognini. Proprietà: Archivio Museo Tattile Statale Omero.

Descrizione

“súbito sotto le piante si strinse i leggiadri calzari
d’oro, immortali, che via lo rapivan su l’umido gorgo,
via per la terra insieme coi soffi del vento;
anche la verga prese, onde gli occhi degli uomini sfiora”
Odissea, libro V

L’opera, che rappresenta il dio “Mercurio”, fu fusa in bronzo da Giambologna nel 1580; misura circa 180 centimetri in altezza ed è conservata presso il Museo del Louvre. Al Museo Omero ne è esposta una copia da calco al vero in gesso patinato.
Lo scultore ha rappresentato il dio mentre spicca il volo sospinto da Zefiro, il cui viso si trova, personificato, alla base dell’opera. Mercurio poggia con il piede sinistro direttamente sull’alito di vento che fuoriesce dalla labbra di Zefiro, mentre la gamba destra è già sollevata dal suolo e piegata all’indietro, così come il braccio sinistro, la cui mano stringe il caduceo: una verga con due serpenti intrecciati e due ali aperte alla sommità. La mano destra, verso cui è rivolto lo sguardo del dio, invece è sollevata in avanti con il dito indice puntato verso il cielo. Questo gesto, secondo alcuni critici, potrebbe essere dovuto alla destinazione originaria dell’opera, il cortile dell’Archiginnasio dell’Università di Bologna ed alluderebbe all’origine divina del sapere.

La testa, ruotata verso destra, è caratterizzata da un viso regolare, impersonale, incorniciato dalla capigliatura riccia e cinto dal petaso, il tipico copricapo dei viaggiatori, sormontato da due piccole ali, elemento iconografico tipico di Mercurio, come i calzari alati che porta ai piedi. La corporatura del dio è snella, con membra affusolate, la superficie della statua perfettamente liscia. Il movimento della testa e degli arti dà origine ad una torsione innaturale del torso, che ricorre spesso nelle sculture di Giambologna.

L’artista, in quest’opera, unisce un’ottima fattura tecnica con la ricerca virtuosistica di una forma elegante, ma anche artificiosa ed innaturale, in antitesi con il gusto classico, ma il linea con la ricerca tipica del Manierismo.
L’opera, commissionata dal delegato papale Cesi, non fu mai esposta nella sede dell’Università, ma dal modello vennero ricavate diverse copie.
La copia esposta al Museo Omero proviene dal Museo del Louvre, che l’ha concessa in comodato d’uso, e fa parte della sezione Il movimento scolpito: 16 sculture provenienti dal Louvre che raccontano il corpo umano nei suoi vari atteggiamenti. In particolare, questa copia tratta il tema del Volo.