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Opera: Dama del Mazzolino

Copia di scultura

Dama del Mazzolino (copia in gesso)

Copia

Dimensioni
60 cm in altezza
Tecnica
calco al vero
Materiale
gesso alabastrino
Spazio
Medievale e '400
Itinerante
Questa opera fa parte della sezione itinerante

Originale

Autore
Andrea Verrocchio
Data
1475
Periodo
Rinascimentale
Dimensioni
60 cm in altezza
Materiale
marmo
Luogo
Museo del Bargello, FirenzeSi apre in una nuova finestra

Descrizione

Tema: La Donna come Ideale.

Con data attribuita attorno il 1475, la scultura in marmo è celebre per la sua delicatezza nel mostrare il ritratto “a tre quarti” di busto di una donna, della quale ancora non si conosce né l’identità né le circostanze della committenza.

La donna è elegantemente vestita, stringe sul suo petto un mazzolino di fiori, la sua testa è elegantemente e impercettibilmente girata verso la sua sinistra e il volto sembra delicatamente impassibile, ma non vuoto e inespressivo. La bella capigliatura che cinge la sua testa è caratterizzata da un fitto movimento di riccioli ben sistemati dietro la nuca, e tenuti a posto da un leggerissimo velo che copre tre quarti della nuca.

L’opera fu certamente innovativa nel panorama della scultura italiana dell’epoca, per l’inusuale taglio della figura all’altezza dell’ombelico e proprio per la presenza delle mani, atteggiate con estrema naturalezza nel gesto delicato di stringere il mazzolino di fiori a sé. La scultura in marmo è lavorata minuziosamente su tutti i lati, con particolare attenzione riservata alla gestualità delle mani, di grande impatto comunicativo.

Il genere a cui l’opera appartiene è il busto / ritratto tanto in voga nella Firenze della seconda metà del XV secolo. Esso riportava alla tradizione medievale delle effigi devozionali in cera, e alla più antica attenzione nei confronti del volto umano di romana memoria.

Ma gli elementi che caratterizzano l’opera, tra cui la naturalezza dell’incarnato, la delicatezza del modellato, la minuziosa descrizione dell’abito e dell’acconciatura, si riscontrano nella pittura nordica contemporanea, all’epoca diffusa a Firenze.

Per molto tempo l’opera era indicata come di provenienza medicea, identificandola con un “ritratto di Lucrezia” citato nell’inventario redatto alla morte di Lorenzo de’ Medici nel 1492.

Studi aggiornati sembrano escludere la committenza medicea, seguendo le tracce documentarie certe della statua, ricordata nel testamento del nobiluomo fiorentino Francesco Ceccherini (1822) come opera di Donatello. Nel 1825 gli eredi trattavano per la vendita del busto alle collezioni granducali, segnalandolo come acquistato da un’altra famiglia fiorentina sconosciuta. Acquistato dalla Galleria degli Uffizi quello stesso anno (Leopoldo II), passò al Bargello con la risistemazione delle collezioni nel 1873.

Più tardi Wilhelm Bode fu il primo a mettere in dubbio l’attribuzione donatelliana, guardando invece a Verrocchio sulla base di confronti con le Virtù del Cenotafio Forteguerri di Pistoia.

È stata ipotizzata la presenza della mano di Leonardo da Vinci in base alle affinità con il Ritratto di Ginevra de’ Benci (1474 circa), somigliante nell’acconciatura e nei connotati; testimonianza ulteriore è un bellissimo “Studio di mani” leonardesco di notevole affinità con la nostra Dama ignota.

Opera acquistata con il contributo di Arcus Spa.