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Opera: Coppia di cherubini

Scultura originale

Coppia di Cherubini

Originale

Autore
Gioacchino Varlè
Data
XVIII sec.
Periodo
Neoclassico
Dimensioni
64 cm in altezza, 37 cm in larghezza, circa 25 cm in profondità
Materiale
marmo
Luogo
Si apre in una nuova finestra

Descrizione

I due cherubini in oggetto provengano proprio dalla chiesa di Sant’Agostino (espropriata ai religiosi a partire dal 1797), non escludendo altre probabili provenienze (cappella dell’ex Seminario San Carlo Borromeo; tabernacolo della chiesa dei Frati di San Domenico; Cattedrale di San Ciriaco). Le sculture sono ora di proprietà del Museo Diocesano di Ancona.

Le due sculture di marmo bianco di Carrara farebbero, quindi, parte di un’unica entità: scolpite con sapiente perizia tecnica, raffigurano lo stesso soggetto, con simile struttura compositiva, apparendo speculari ma asimmetrici, perché vi sono elementi, nei volti, nella capigliatura, nella disposizione delle ali, che creano una differenziazione.

Probabilmente, l’originaria collocazione le voleva posizionate proprio all’opposto rispetto l’attuale sistemazione espositiva.

Il cherubino a sinistra è caratterizzato da ali gonfie e ruotate completamente sulla parte anteriore, evidenziando il movimento delle grandi piume, sovrapposte le une alle altre; il volto, pieno, leggermente allungato, è caratterizzato da grandi occhi con pupilla incavata, guance paffute e bocca semiaperta in un sorriso accennato, mentre la capigliatura è felicemente ravvivata da curve e onde; il cherubino a destra presenta ali con andamento più verticale, dove l’ala destra, meno visibile, si incrocia con quella sinistra, frontale allo spettatore, nella parte terminale; il volto, ugualmente pieno e paffuto come l’altro, è segnato da occhi (allo stesso modo) grandi e con iride incisa ma differenti nell’espressione; la capigliatura sembra meno curata rispetto l’altro cherubino.

Il lavoro scultoreo di Varlè, teso nel rendere quella naturale levigatezza e morbidezza della pelle dei volti di questi bambini “speciali” e nel saper differenziare questa resa, a livello tattile, rispetto alla ruvidità dei capelli elegantemente raggruppati in ciocche, è degno di nota.

Dall’analisi delle due Testine alate e di altre opere dello scultore, si evince che lo specifico dello stile di Gioacchino Varlè  nella coesistenza di linee classiciste e barocche che riconducono alla scuola romana di Camillo Rusconi (Milano, 1658 – Roma, 1728).

Le due sculture sono state sottoposte a un intervento di restauro conservativo condotto da Romeo Bigini in occasione della riapertura del Museo Diocesano nell’ex Episcopio nel 1993, ma non sono mai state esposte al pubblico.

Prestito gratuito temporaneo da parte dell’Arcidiocesi di Osimo Ancona a seguito della collaborazione nata per la Mostra “Toccare gli angeli – Inediti marmi di Gioacchino Varlè” (3 dicembre 2009 – 31 dicembre 2010).