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Bruno Munari

Bruno Munari è uno dei nomi di spicco dell’arte italiana del Novecento grazie al suo contributo in numerose arti, visive e non: durante la sua carriera si occupa di pittura, scultura, grafica, design, scrittura, didattica. La sua attività creativa pone sempre al centro la sperimentazione in ogni forma, il mondo ludico e dell’infanzia.

Nasce nel 1907 a Milano e cresce nelle campagne del Veneto meridionale. Nel 1926 torna nella città natale. Esordisce nel mondo dell’arte unendosi agli artisti del secondo futurismo, tra cui Marinetti, Prampolini e Severini. Partecipa anche ad alcune mostre futuriste e nel 1929 apre lo studio grafico “R+M” con Riccardo Castagnedi.

L’attività di Munari si distacca in seguito dal gruppo per divenire gradualmente più autonoma e dagli anni ‘30 l’artista acquisisce un ruolo di rilievo nel panorama artistico europeo. La ricerca sulle opere d’arte in movimento culmina con la Macchina Aerea del 1930 – primo mobile nella storia dell’arte – e le Macchine Inutili del 1933. Munari dà così il via alla realizzazione di opere d’arte sempre meno convenzionali: si tratta di composizioni costituite da oggetti leggeri che avvicinano l’arte all’utile e la macchina al non-utile. Ne è un esempio l’Agitatore di coda per cani pigri.
Al tempo stesso, Munari è attivo nell’ambito della grafica editoriale: nel 1942 inizia una lunga collaborazione con la casa editrice Einaudi e negli anni successivi lavora anche per molte altre testate, come Grazia, Il Tempo e Domus.

Munari continua a portare avanti le ricerche artistiche nel secondo dopoguerra. Nel 1948, insieme ad altri artisti, fonda il MAC (Movimento Arte Concreta), mentre all’anno seguente risalgono i primi “libri illeggibili”, dove le parole lasciano il posto alla fantasia. Innumerevoli sono gli esiti delle sue sperimentazioni: per citarne solo alcuni, le “forchette animate” (1958), con le quali Munari dà vita a un linguaggio di segni; le “sculture da viaggio” (1958), pensate per dare un tocco di personalizzazione alle camere d’albergo; i “Fossili del 2000”; gli oggetti di arte cinetica; le sperimentazioni visive e cinematografiche; le performance.
Una creatività praticamente illimitata che si estende anche al campo del design. Munari, infatti, collabora con molte delle più importanti aziende italiane (tra cui Danese, Pirelli, Olivetti) realizzando numerosi oggetti espositivi e d’arredamento (come la lampada Falkland del 1964), giocattoli, allestimenti di vetrine.

Estremamente duratura è, inoltre, la sua attenzione al mondo dell’editoria e dell’infanzia. La produzione editoriale occupa buona parte della sua vita e comprende manuali, poesie, testi scolastici, libri per bambini, illustrazioni, copertine.
Durante gli anni ‘70, Munari nutre maggior interesse per la didattica rispetto alla creazione artistica. Nel 1977, per la Pinacoteca di Brera, inventa il primo laboratorio per bambini in un museo.

Numerose le mostre in tutto il mondo che gli sono dedicate o a cui partecipa, così come i riconoscimenti ottenuti: il Compasso d’oro (1954, 1955 e 1979, più un premio alla carriera nel 1995), la laurea ad honorem in Architettura dall’Università di Genova (1989), il titolo di Cavaliere di Gran Croce (1994).

Nel 1997, Munari firma la sua ultima opera: l’orologio Tempo libero per Swatch. Muore a Milano nel 1998.

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